o scorrere del tempo

 

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Fino all’avvento dell’epoca moderna, la vita quotidiana era regolata in base al passare del tempo, ovvero ogni azione dell’uomo era compiuta

seguendo quelli che erano gli accadimenti del mondo esterno, senza

poter interferire con gli stessi o modificarli.

Durante l’anno era il susseguirsi delle stagioni che determinava i mo-

menti  in  cui  venivano  effettuati  i  diversi  lavori  che erano  legati 

alla risorsa  economica  principale, la  terra. Si compiva così la se-

mina, la raccolta  o si  pascolava  il  bestiame in base ad eventi na-

turali  imprescindibili. Ed anche nello svolgimento della giornata bi-

sognava adattarsi a questi ritmi  biologici. Il sorgere ed il tramon-

tare del sole saranno sempre le condizioni  fondamentali per dis-

tinguere i momenti  lavorativi  o di  svago da  quelli  del  riposo,

soprattutto nelle campagne. Con  la  prima  metà del Trecento

però si giunge ad una (falsa) opinione di riuscire a dominare

il tempo. La costruzione di enormi orologi meccanici (che

sono posti solitamente sulla cima delle torri cittadine)

permette di misurare in modo  preciso  la lunghezza delle

ore, il giorno e  la  notte iniziano ad avere  una  durata

equivalente. E' un ulteriore passo verso la preminenza

dell'uomo sulla natura.

Ora terza. Il cantiere è un brulicare di persone ed operai intenti ad adoperarsi perché tutto venga svolto nel migliore dei modi e nel più breve tempo possibile. Da una parte ecco il fa-

legname ed il fabbro rivolti  a  preparare le parti interne e gli utensili indispensabili al lavoro,

Mezza prima. Dopo aver chiarito con  il  mastro le  mansioni  che

dovrà svolgere e la paga che percepirà, Beltramolo inizia col trasporto di acqua e sabbia, elementi indispensabili per      

 Conclusasi la messa si avvia verso il palazzo, adiacente la chiesa, che Bernabò Visconti sta ampliando e fortificando ulteriormente. Lì sicuramente troverà lavoro. Ed  infatti  non  ha  difficoltà e, crede, nemmeno per i prossimi giorni.

Subito dopo si dirige presso la chiesa di San Giovanni in Conca per la messa, attigua al luogo dove poi  cercherà  lavoro. Non è che sia  molto devoto ma lo fa  per rispetto alla

          sua religione. E soprattutto perché  tantissime donne e  ragazze presenziano. È di

                     sicuro un'occasione da  non lasciarsi sfuggire!

Ora prima. Prima del sorgere del sole, come ogni mattina, Beltramolo si sveglia, si alza e provvede alle abluzioni quotidiane (molto sommarie, quelle particolareggiate verranno effettuate solamente di sabato o domenica), mani, viso, collo. Poi si veste e si prepara una frugale colazione, non molto, pane del giorno prima principalmente e un po' di vino rosso annacquato.

Proviamo allora ad immaginare con una certa curiosità la giornata tipo di un abitante di Milano alla metà del Trecento. Si tratta di Beltramolo da Treviglio, muratore semplice, residente in

una piccola casa, affittata, nella parrocchia dei SS. Naborre e Felice della

contrada di Porta Vercellina. Nato ai  tempi  della battaglia di  Parabiago,

sotto il governo del domino Azzone Visconti, si è trasferito in città perché

è molto più viva ed attiva.

 

Ma mentre nel vocabolario erudito per definire, ad esempio, il 23 di settembre ci si può riferire come all'ottavo giorno prima della fine di settembre, al nono  giorno dalle calende di ottobre (ripreso dall'antico calendario romano), più volgarmente si dice dello stesso il 23° giorno del mese di settembre o, meglio ancora, la vigilia di Santa Tecla dato che le feste dei santi avevano ancora una ragguardevole preminenza nell'immaginario popolare ed i giorni venivano quasi sempre ricordati in base al santo correlato. Anche qui però, essendo le feste dei santi prese come punto di riferimento, è facile sbagliarsi. Ogni diocesi (magari anche due vicine) può festeggiare i santi in giorni completamente differenti! In questo caso abbiamo preso come riferimento, ovviamente, la diocesi di Milano.

Potrebbe benissimo essere una frase estrapolata dal divertente film "Non ci resta che piangere" ma si adatta perfettamente alla situazione un po' confusa perdurante ancora nel Trecento.

Sebbene la base del calendario rimanesse quella giuliana (ovvero redatta da Giulio Cesare) con i dodici mesi che tutti noi conosciamo, la confusione si veniva a determinare soprattutto con la data di inizio dell'anno. Anche qui si può notare la difformità tra vita ecclesiastica e vita laica.

Il calendario giuliano stabiliva l'inizio dell'anno al 1° di gennaio, come lo è anche per noi. Nel periodo in questione inoltre una consuetudine (molto in voga) prevedeva lo stesso giorno quale inizio dell'anno anche per i libri di conto dei mercanti che fissavano tale data come primo giorno di inizio dell'attività annuale.

Nella penisola iberica e tutti i calendari illustrati del periodo adottano il mese di gennaio come inizio dell'anno. Questa però rimane una data ufficiosa (anche qui la chiesa ci mette lo zampino facendo sua tale data come "giorno della circoncisione").

Il calendario ufficiale, civile ed amministrativo, di comuni e regioni è però influenzato dall'ambito liturgico. Ecco che quindi l'anno può iniziare il 25 dicembre (giorno di Natale) come in Inghilterra ai primordi e in alcune regioni del nord della Francia, il 1° di marzo (inizio dell'anno religioso romano) come a Venezia, il 25 marzo (giorno dell'Annunciazione) come prende piede in Inghilterra dal XII secolo, in Germania, nel sud della Francia e in molti comuni italiani, il giorno di Pasqua (la prima domenica seguente la prima luna piena dopo il 21 marzo, equinozio di primavera) come a Parigi, causando non indifferenti difficoltà data la sua mutevolezza.

Come si vede città geograficamente assai vicine hanno costumi diversi ed ogni caso va valutato quindi singolarmente.

La durata ed i nomi dei mesi sono invariati rispetto ad oggi, come i nomi dei giorni della settimana, tranne il sabato (sabbato o sabbata dall'ebraico shabbat) al posto del giorno di Saturno (rimasto nella cultura germanica e anglosassone (Samstag e Saturday) e la domenica (dies dominicus, giorno del signore) al posto del giorno del sole (in tedesco e in inglese ancora Sonntag e Sunday). Inoltre la domenica era il primo giorno della settimana (come da cultura ebraica) anche perché il giorno cominciava dalla sera prima (tuttora in chiesa la domenica incomincia con i vespri del sabato). Gli altri giorni mantennero invece gli stessi nomi che tutti noi conosciamo o, negli ambiti più colti, i nomi di feria secunda (lunedì), feria tertia (martedì), feria quarta (mercoledì), feria quinta (giovedì), feria sexta (venerdì).

Non v'è dubbio che  lo scorrere del tempo sia stato, per un lungo periodo, influenzato dalle disposizioni ecclesiastiche che, oltre a scandire le tappe fondamentali della vita monastica, regolavano, di conseguenza, anche la vita quotidiana della totalità degli abitanti dell'occidente cristiano. Non a caso un modo di dire attualmente ancora in voga è quello di definire un orario preciso e stabilito come canonico. Un facile riscontro si può inoltre avere constatando l'innumerevole numero di  chiese e dei  relativi campanili che si diffusero su tutto il territorio.

Può sembrare scontato al giorno d'oggi, ma bisogna considerare che il campanile (unica costruzione artificiale che definiva l'orizzonte assieme alla torre) era un elemento fondamentale del paesaggio del tempo. Ed anche della mentalità.

Con la "rinascita" e lo sviluppo che si riscontra a partire dai primi secoli passato l'anno mille, l'uomo comune riscopre la possibilità di poter intervenire direttamente nella misurazione del tempo, senza bisogno di intermediari di alcun tipo. Ciò avviene prima con l'installazione di campane comunali "laiche" che servono a richiamare i cittadini in casi particolari (riunioni importanti ed allarmi ad esempio) e non (orari di lavoro) e poi grazie soprattutto alla diffusione ed al perfezionamento di strumenti quali gli orologi meccanici. Una volta di più la scienza aiuta l'uomo ad affrancarsi dalla religione. Pensiero che si estrinsicherà meglio solo qualche secolo dopo con l'illuminismo.

Parafrasando un'affermazione del celeberrimo Albert Einstein potremmo asserire che la concezione del tempo è relativa e dunque il trascorrere dello stesso nel quattordicesimo secolo non equivarrebbe a quello odierno.

Ed è proprio così, anche se non ci soffermeremo sull'ipotesi scientifica ben nota che ha ben altre finalità ma ci limiteremo ad un pensiero meramente filosofico.

Bisogna infatti valutare tutti quegli aspetti culturali e sociali che ci portano ad affermare come l'essere umano abbia modificato radicalmente la propria concezione di "tempo". 

Oggi avviene tutto così di fretta che è difficile anche rendersene conto, siamo sempre di corsa, abbiamo mille cose da fare e molto spesso releghiamo quelle che preferiamo ai "ritagli di tempo" convinti del contrario. Stiamo andando contro natura.

Anche un individuo del Trecento aveva molte cose da fare (e a parità di tempo impiegato con risultati di gran lunga inferiori rispetto ad oggi), e quasi sempre di prima necessità.

E ne era ben conscio. Ecco allora che, anche se vi è la medesima fretta, l'approccio è diverso. In un periodo dove la natalità e la mortalità sono uno spettro, dove la longevità è un bene raro, forse il modo di assaporare e gustare ogni momento era proprio differente.

 

              Ed anche il trascorrere ed il vivere durante una semplice ora del giorno.

 

Gennaio

A gennaio fa freddo per uscire. Il signore rimane in casa e banchetta.

Febbraio

Anche a febbraio fa freddo. Ci si copre bene e ci si scalda al tepore del fuoco.

Le immagini qui riproposte  proven-

gono da "Le tres riches heures" e dal ciclo dei mesi di Torre Aquila a Trento.  Entrambi i cicli sono dei primi decenni del Quattrocento ma ben rappresentano il lavoro dei mesi, inalterato per se- coli e secoli

Ottobre

Ad ottobre si procede alla seconda semina per il raccolto del prossimo anno.

Agosto

Si raccolgono i covoni di fieno in precedenza battuti e privi quindi di grano.

 

Settembre

E' tempo di vendemmia e si raccoglie l'uva per la produzione del vino.

Maggio

E' primavera inoltrata. I nobili si sollazzano tra alberi, fiori e prati verdi.

Giugno

E' tempo di mietitura. Si taglia dunque il fieno e si raccoglie, si legano i covoni.

Luglio

Luglio è il mese per la trebbiatura e la fienagione. Ci si dedica anche alla tosatura.

Aprile

Mentre si ha il risveglio della natura i contadini iniziano a seminare.

Marzo

Il tempo cambia e migliora. Si comincia ad arare e dissodare i campi.

Dicembre

Inizia il freddo e si raccoglie la legna per fronteggiare il lungo inverno.

Novembre

Si battono gli alberi per far cadere le ghiande, ottimo mangime per i maiali.

 

Agosto è anche il mese dedicato alla preparazione delle botti e sovente in Italia è in tal modo rappresentato (qui in una scultura di scuola antelamica nel Battistero di Parma)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

alendari...ma in che anno siamo?

Oltre che dalle campane religiose, il tempo viene anche scandito da quelle civili, è così possibile che le ore in cui solitamente siano ricompresi gli orari di lavoro (tra la terza e la nona) siano il precipuo obiettivo del rintocco di queste campane. Era precluso il lavorare oltre gli orari prestabiliti e soprattutto di notte, chi veniva sorpreso a lavorare in queste ore andava incontro a multe salate o alla prigione.

La settimana lavorativa era di 5 o 6 giorni a seconda del proprio mestiere, la domenica era sempre un dì di festa e molto spesso anche il sabato (almeno dal Trecento).

Come abbiamo visto la misurazione del tempo è legata ai ritmi naturali, all'attività agraria o alla pratica religiosa, sia nell'alternanza delle stagioni durante l'anno, sia nell'ambito della singola giornata.

Anche se questa viene conteggiata nelle classiche ventiquattro ore, dodici del giorno e dodici della notte (ma contate sempre di seguito e non suddivise, ad esempio le quattro del pomeriggio sono le ore 16), la giornata segue ancora la ripartizione sulla base dell'intervallo solare, con durate differenti a seconda della latitudine e giornate più lunghe d'estate e più corte d'inverno.

La suddivisione avviene di tre ore in tre ore, i sottomultipli (ora, mezz'ora, quarto d'ora) sono poco utilizzati. Si inizia (ma solo per i monaci) a mezzanotte circa con il mattutino e verso le tre del mattino con le laudi. La vita di tutti i giorni comincia all'hora prima, ovvero al sorgere del sole o immediatamente prima, le sei del mattino circa, poi vi è l'ora terza (le nove del mattino), l'ora sesta (mezzogiorno), la nona (tre del pomeriggio), il vespro (ore diciotto) e compieta (attorno alle nove di sera).

La definizione avviene in diversi modi: ora prima o semplicemente prima, al vespro, a compieta. Per definire i periodi intermedi si dice mezza terza, mezza sesta, etc.

   

                   

 

 

 

 

 

 

                  Novembre                                            Dicembre

   

                   

 

 

 

 

 

 

                   Settembre                                            Ottobre

   

                   

 

 

 

 

 

 

                       Luglio                                                Agosto

   

                   

 

 

 

 

 

 

                       Maggio                                               Giugno

   

                   

 

 

 

 

 

 

                       Marzo                                               Aprile

   

                   

 

 

 

 

 

 

                    Gennaio                                            Febbraio

Le stagioni assumevano una suddivisione ben precisa per i canoni dell'epoca:

primavera 

: clima caldo-umido

  autunno

: clima freddo-secco

estate : clima caldo-secco   inverno : clima freddo-umido

Nei calendari illustrati (molto diffusi) naturalmente ad ogni mese corrispondeva una determinata attribuzione e una corrispondente mansione. Questi sono legati ai diversi periodi dell'anno e derivano da una concezione rivolta ai cicli stagionali variando a seconda della latitudine ove era composto il calendario stesso.

 

Ora nona. I lavori proseguono incessantemente mentre i  genieri discutono il  progetto finale attenti a

interpretare correttamente il volere del loro signore Bernabò, che  risulta  essere alquanto magnanimo con

chi lo soddisfa ma altrettanto crudele con chi  sbaglia. Il  risultato conclusivo dovrà consistere in  una dimora

 sfarzosa ed appariscente ma al contempo robusta e provvista di molte difese. E difatti  il  punto che

  stanno discutendo attualmente concerne proprio il camminamento di ronda.

  Dopo essersi soffermato ad origliare i loro discorsi, Beltramolo viene richiamato, con un urlo del

capo mastro, al proprio dovere. Non c'è tempo da perdere, indugiando rischia di immobilizzare il

 lavoro nel cantiere. E allora sì che saranno guai!

Incamminandosi lungo la strada verso casa  inizia a discorrere con i suoi nuovi compagni di lavoro di  svariati ar-

gomenti. Si esordisce, naturalmente, a  conversare di  quali  operazioni compiere nei  prossimi  giorni e di come

bisognerà effettuarle, si passa poi a chiacchierare del clima e delle condizioni atmosferiche. Ad un certo pun-

to, affaticati dalla lunga giornata, si  riposano sedendosi  su  una "panca da via" (o più volgarmente "muricciolo"),

un sedile in pietra addossato al muro delle case che si  ritrova  in  quasi tutte le strade  principali. Ed  è  proprio

qui che Beltramolo inizia a raccontare di quando, pochi mesi prima, aveva  potuto  osservare l'imperatore in per-

sona che entrava a Milano per essere incoronato, scortato dalle milizie viscontee. E proseguendo con il racconto,

non certo privo di esagerazioni, si dirigono verso l'Osteria del Pozzo presso la chiesa di Santa Maria Beltrade.

Vespro. E' giunto finalmente il tramonto e con esso il termine delle attività. Ciò è confermato anche dalla campana del Broletto che, con sei rintocchi, indica gli orari di lavoro dei muratori. Beltramolo va a ritirare il proprio salario per la giornata di lavoro: quattro soldi che provvederà a spendere al più presto.

 

Ora deve riprendere a lavorare. Prima però, dalla sua borraccia in legno, beve l'acqua attinta dal  pozzo di casa Fortunatamente, la giornata non è molto calda.

 

 

Ora sesta.  Quando il sole ha quasi rag-

  giunto il suo apice, Beltramolo si  ferma

  a  riposare un po' e ne approfitta per fare la "merenda", ovvero per  ristorarsi con quanto ha portato da casa, pane e carne secca di maiale (la meno costosa)

   produrre la malta

che servirà a fissare i mattoni.

 pietre e tutti gli altri.

dall'altra  troviamo lo scalpellino, i  trasportatori  di

Entrando viene pervaso da un bel tepore dovuto alla moltitudine di persone presenti all'in-

  terno della taverna e al gran camino che arde oramai da un  po' di tempo ed  ha già  for-

     mato delle belle braci. Sedendosi vicino a quest'ultimo, tira  fuori dalla sua inseparabile

         sacca di lino la scodella, la ciotola e un cucchiaio, tutti  rigorosamente in legno e an-

           che un coltello. Stasera si mangia  bene, una zuppa calda e carne di vitello accom-

                                pagnati da un buon malvasia.

Compieta. Il  tempo  trascorre veloce, tra un sorso di  vino ed  un

   boccone e il conversare con gli  occasionali  astanti  fino a quan-

   do Beltramolo si accorge che fuori è oramai  buio e che è ora di  far ritorno a casa. Pagato quanto deve, evitata una meretrice trop-

    po irruente, mette via il tutto nella sua borsa ed al contempo tira

         fuori  la  lanterna, accende la candela  in sego  approfittando

         del camino ed esce dalla  taverna incamminandosi  verso ca-

         sa sbadigliando.

Qualcosa da leggere....................e per svagarsi

Titolo: "Il tempo del lavoro"

Autore: Jacques le Goff

Editore: Giunti

Commento: In questo  volumetto, corredato da una buona iconografia, viene presa in considerazione la volontà dell'uomo di codificare il ritmo del tempo attraverso le sue attività. Partendo dagli albori il noto medievista si focalizza sulla suddivisione del tempo e su come questo veniva rappresentato (attraverso  i calendari illustrati) dal X al XV secolo.

Titolo: "Tempo della Chiesa e tempo del mercante"

Autore: Jacques le Goff

Editore: Einaudi

Commento: Un altro saggio (o meglio una raccolta di saggi) con prefazione del solito Le Goff sull'argomento in questione. Anche se un po' datato e quindi con alcune idee superate dalla storiografia moderna, offre un ottimo spunto per comprendere la concezione del tempo nel periodo e raffrontarla con quella posteriore e attuale.

Titolo: "Il mistero di Notre Dame"

Produttore: Microids

Commento: L'ambientazione è quella di Parigi di inizio '300. È un gioco di avventura incentrato sulla misteriosa morte di un fabbricante di orologi che ne stava realizzando uno per il re. Ottima la ricostruzione di abiti, oggetti e ambienti. Se affrontato con lo spirito giusto assicura forti emozioni.

Titolo: "Le macchine del tempo. L'orologio e la società (1300-1700)"

Autore: Carlo Maria Cipolla

Editore:  Il Mulino

Collana: "Intersezioni"

Commento: Analizza la storia dell'orologio, ma non sotto l'aspetto meramente tecnologico bensì esamina i molteplici, complessi e reciproci rapporti che uniscono gli sviluppi tecnologici a quelli economici, sociali e culturali nello spazio e nel tempo fino alla rivoluzione industriale.

 

e stagioni e i lavori

na giornata di più di seicento anni fa
a giornata e le ore
ominare il tempo

Pagine miniate da un breviario parigino del terzo quarto del Trecento - Ms. M 75, Pierpoint Morgan Library, New  York

Campana del XIV

   secolo 

Astrolabio del XIV secolo

In un "dizionario" degli inizi del XIII secolo, Giovanni di Garlande, studente universitario parigino, ma di origini inglesi, chiarisce: "le campane si chiamano così a causa dei contadini che abitano in campagna e che non saprebbero calcolare le ore se non per mezzo delle campane" 

Oggi è lunedì 3 aprile 1357.

Il caratteristico profilo del campanile di S. Gottardo in Corte, costruito negli anni trenta del Trecento, con un orologio meccanico (uno dei primi, ora scomparso) posto nella parte alta della torre

3) Orologi meccanici

Come abbiamo visto, a partire dai primi decenni del Trecento, gli orologi meccanici, seppur rudimentali, cominciarono ad adornare le torri cittadine (nell'esempio l'orologio posto sopra la torre civica di Padova.  L'orologio originale fu costruito da Jacopo Dondi nel 1344 ma andò distrutto nel 1390. Fu ricostruito da un suo discendente, Novello Dondi, tra il 1423 e il 1434. Da notare le 24 ore contrassegnate)

4) Orologi idraulici

Tra gli orologi i primi ad essere diffusi furono sicuramente quelli idraulici. Di concezione antica furono importati nell'Europa occidentale attraverso le crociate ma ebbero una scarsa diffusione data la complessità di funzionamento e la costante attenzione di cui necessitavano (in basso un orologio ad acqua da un manoscritto arabo del 1203)

2) Quadranti solari (meridiane)

Un procedimento alternativo spesso utilizzato per calcolare le ore del  giorno era  quello

    delle meridiane ma era subordinato alla presenza del sole (a fianco una ricostruzione)

sidre. Queste erano costituite da una semplice intelaiatura in legno (solitamente a quattro bracci) al cui interno era posto un "otto" di vetro. Le misure "standard" erano della durata di un'ora ma vi erano anche clessidre di tre ore o di mezz'ora (più rare). Come le candele misuravano il tempo a breve termine e non quel-

   lo a lungo raggio (ad esempio la giornata)

6) Clessidre 

Un ulteriore metodo era dato dalle cles-

5) Candele graduate o più candele

Anche le candele, o meglio, soprattutto le candele erano un siste-

ma per misurare lo scorrere del tempo. Anch'esse, dato il loro

costo elevato, erano prerogativa dei monasteri che utilizza-

vano candele graduate (come quella in basso) o più can-

dele (tre candele medie duravano una notte)

Misurare il tempo

Riepilogando velocemente i sistemi utilizzati nel periodo per misurare lo scorrere del tempo

1) Campane

Erano il metodo principale. Campane religiose e laiche scandivano il tempo di tutti, regolando i ritmi quotidiani (qui la particolare sagoma  della chiesa ora ortodossa di Fidenza con tre campane ma atta ad ospitarne quattro)

empo laico e tempo ecclesiastico