a moneta e l'apparato valutario

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Il sistema monetario che rimase in vigore in Europa per la maggior parte del tempo fu quello ideato da Pipino e voluto da Carlo Magno sul finire dell'VIII secolo. La riforma adottava come riferimento una struttura monometallica basata sull'argento (l'oro rimarrà in uso nei paesi ad influenza araba ed anche quando prenderà piede in Europa resterà in un certo senso "esterno" al sistema monetario stricto sensu) con rapporti  di corrispondenza  peculiari non esistendo il sistema metrico decimale.

Ovviamente, come tutte le regole e le teorie, anche questa doveva possedere le sue eccezioni e, nel caso della circolazione monetaria, più d'una.

Anche se il sistema prevedeva tre tipi di monete in argento (Lira, Soldo, Denaro) solo quest'ultimo fu realmente coniato nel periodo. Bisogna aspettare la fine del XII secolo per vedere i primi "soldi" in circolazione ed attendere addirittura la fine del XV secolo per vedere la prima "lira". Accanto a quelle sopraccitate nascono poi una serie di monete intermedie atte al commercio quali ottini, sesini (del valore di sei denari, denominati anche mezzi soldi), quattrini, etc. Inoltre, in funzione anche del titolo (ovvero della purezza) dell'argento contenuto, vi possono essere soldi da 24 denari cioè del doppio del valore attribuitogli, oppure da 18 denari, insomma non vi è un valore fisso certo.

Accanto a queste, nella seconda metà del Duecento, vediamo la nascita di monete d'oro non contemplate invece dall'ordinamento in vigore.

Le castagne erano l'alimento principe per i ceti meno abbienti. Con la loro farina si faceva il pane, si mangiavano arrosto o bollite, o venivano anche utilizzate quale ingrediente per diverse pietanze

Tra i formaggi era molto  popolare la ricotta (per la semplicità con cui si preparava) e il cacio.

A detta dei cronisti contemporanei i pesci più diffusi a Milano erano, naturalmente, tutti pesci d'acqua dolce provenienti da fiumi e laghi circostanti (senza dimenticare i gamberi).

La carne di maiale e di manzo erano le meno costose, mentre quella di vitello o quella secca costava fino al doppio. Le salsiccie addirittura il triplo. Il polla-

me invece si trovava a basso prezzo data

la sua reperibilità e ampia disponibilità

Nelle immagini che seguono ceste di pane e altri alimenti tratti dai "Tacuina Sanitatis" miniati a Milano tra il 1380 e il 1410

Non avendo dati precisi relativi ai prezzi ed ai salari di Milano a metà del Trecento prenderemo come riferimento quelli di altre realtà  locali che  potrebbero, opportunamente mediati, risultare molto vicini a quanto cercato e confronteremo il tutto con quanto riscontrato a Milano alla fine del secolo ed all'inizio del successivo con opportuni calcoli inerenti l'inflazione e le svalutazioni. Cominciamo a considerare il "paniere" dell'epoca che era costituito prevalentemente da due generi alimentari di prima necessità quali il frumento e il vino, e da stoffe quali la lana e la canapa o il lino.

Qui sotto sono riportate due tabelle che illustrano quelli che potevano essere i prezzi e salari medi.

quelli imperiali), il tutto in argento o di mistura. Negli acquisti quotidiani veniva riconosciuta solamente la moneta locale, tutti gli altri tipi di monete, o quelle fuori corso, dovevano essere cambiate. E' importante sottolineare come negli scambi rilevanti, oltre alle monete milanesi, venivano accettate le monete fiorentine, genovesi, veneziane, francesi, tedesche, etc.

Ma quali monete utilizzavano i milanesi del Trecento?

Prima di tutto occorre fare un distinguo tra moneta  grossa  e  moneta  piccola. La prima era

utilizzata nelle transazioni monetarie di  un certo rilievo, acquisti o vendite di  grosse partite

di merce oppure ad  alto contenuto unitario. Era costituita dalle monete d'oro (ambrosino,

fiorino, genovino, etc.) o da quelle d'argento con un alto titolo quale poteva essere il gros-

so da due soldi. Per le transazioni di tutti i giorni e per quelle di minori entità era utilizzata la moneta

piccola, ovvero i denari o i sottomultipli del grosso e i soldi terzoli (della metà del valore di quelle di

   Come detto il valore della moneta era intrinseco, quindi per falsificare le monete era necessario riprodurle in metallo vile per poi argentarle o dorarle. Ma per duplicarle bisognava essere attrez-

zati al pari delle zecche ufficiali. Più semplice rispetto alla falsificazione era dunque la frode. La

più comune,  poiché  più  agevole da mettere in atto, era  la tosatura. Questa consisteva

nel  limare dal bordo delle monete (che non possedevano la  zigrinatura come le attuali, re-

gola introdotta con Maria Teresa d'Austria nel Settecento), il metallo prezioso, fosse oro

od argento. Ecco perché molto spesso troviamo monete antiche che hanno il bordo molto

consunto ed ecco perché molto spesso i mercanti pesavano le monete controllando se ques-

te avevano un peso inferiore a quello previsto (considerando anche l'aggio determinato in prece-

denza dal governo) e quindi non erano più "in corso".

Il secondo trucco, più complicato da realizzare, era quello della sbiancatura. La mo-

neta che  conteneva  diversi  metalli  (solitamente rame e argento), veniva  portata ad

ebollizione di modo che l'argento comparisse in superficie. In questo modo poteva es- 

sere "spacciata" come interamente in argento quando in realtà non lo era.

La zecca di Milano, pur se non se ne ha menzione, esisteva probabilmente già intorno al II secolo a.c., e come testimonianza abbiamo alcuni ritrovamenti di Dracme padane. La prima notizia certa risale invece all'epoca tardo romana, ovvero nel III secolo d.c. con l'imperatore Licinio Gallieno. Dopo qualche secolo, sotto la dominazione longobarda da cui non si ricavano notizie, l'attività riprende (metà VIII secolo) e non cesserà se non nel 1893 con l'unificazione degli istituti di emissione.

L'ubicazione è quasi certa e possiamo affermare che, fino alla fine del XV secolo, la Zecca si trovava nei pressi dell’attuale zona di piazza Pio XI e via dell’Ambrosiana, accanto alla chiesa oramai perduta di S. Matteo (o Mattia), chiamata per l'appunto S. Mattia alla Moneta.

Non tutti potevano permettersi di poter coniare monete. La possibilità di zecca era attribuita solitamente attraverso un riconoscimento imperiale o regale. Ma con l'espandersi delle autonomie comunali, dalla fine dell'XI secolo, molte città si arrogano il diritto di poter coniare una propria moneta.

E questo diritto perdurerà anche in epoca signorile, pur se riunito sotto un unico 'dominus'.

Occorre fare delle specifiche per comprendere la diversità del sistema monetario in vigore all'epoca rispetto al nostro:

I)    non vi era un'unica fonte di emissione ma queste erano molteplici anche all'interno della singola signoria, nel nostro caso specifico, oltre a Milano vi erano zecche anche a Bergamo, Brescia, Bologna, Como,  etc.. oltre che negli altri stati;

II)  non esisteva la cartamoneta ovvero le banconote ma unicamente le monete sonanti;

III)  il valore della moneta era intrinseco, ovvero ogni moneta possedeva  il  valore equivalente al metallo prezioso in essa contenuto. Possedere un "grosso" o il peso equivalente in argento del medesimo titolo, era la stessa cosa secondo il principio del "valor impositus, bonitas intrinseca";

lV)  le facce della moneta (recto e verso) sono un espediente per semplificare le operazioni, per attribuire ad un pezzo d'oro o d'argento il valore corrispondente. Per calcolare il valore esatto di ogni moneta era necessario pesarle (ed ogni mercante accorto lo faceva!);

V)   le monete erano di dimensioni e spessore molto inferiore rispetto a quelle attuali;

VI) la moneta era quasi sempre utilizzata negli scambi ma si praticava anche il baratto

Il sistema di coniazione delle monete veniva effettuato manualmente ed in una maniera che possiamo definire propria del periodo. Le monete venivano infatti ricavate tramite battitura anziché fusione come avveniva precedentemente e come avverrà posteriormente. Questo era abbastanza semplice ed al contempo efficace: il tondello di metallo (preparato nel peso e nella misura in precedenza) veniva posto tra i due coni sui quali erano incise (in negativo) le due facce della moneta e con un colpo secco si ricavava la moneta che veniva poi pesata per valutare se durante l'operazione aveva perso troppo metallo.

L'attività nella zecca (dall'arabo sikka) era fervida: ognuno aveva la propria mansione. Si fondeva il metallo (A), c'era chi lo martellava per portarlo allo spessore indicato (B), chi lo ritagliava per ottenere i tondelli (C), e chi infine coniava le monete (D), lavoro forse meno faticoso ma pregno di responsabilità.

Il gestore della zecca (E) doveva giurare verso il proprio comune e/o signore, giuramento di cui si riportano alcuni stralci.

Zecca Di Hall (Tirolo) all'inizio del XVI secolo
ilano e la sua zecca
 

                        Dritto                                                  Rovescio

                  Rovescio

                    Dritto

  

Dritto

   Rovescio

Dritto   Rovescio

Dritto    Rovescio

Dritto

   Rovescio

Dritto  Rovescio

Dritto   Rovescio

Dritto   Rovescio

Qualcosa da leggere....................

Titolo: "Le monete di Milano"

Autore: Carlo Crippa

Editore: Crippa numismatica S.a.s.

Commento: In questo  volume sono ben evidenziate le monete emesse a Milano dal 1329 al 1535. La completezza è una caratteristica dell'opera, tutte le monete sono fotografate e ben descritte, di alcune vi è anche un ingrandimento a colori. Corredato per ogni periodo da una breve storia e qualche cartina. A completamento dell'opera altri tre volumi.

Titolo: "Le monete della repubblica senese"

Autore: A.A.V.V.

Editore: Monte dei Paschi di Siena

Commento: Oltre a mostrare tutte le monete coniate dalla repubblica senese, illustra anche la storia delle stesse, dall'emissione alla circolazione con documenti a supporto. Molto interessante il capitolo sui metodi di coniazione.

Titolo: "La moneta a Roma e in Italia"

Autore: Silvana Balbi de Caro

Editore: Banca d'Italia

Collana: "Monete e popoli in Italia nell'età di mezzo"

Commento: Questo secondo volume non tratta specificatamente di alcune monete ma di come queste si formavano e diffondevano nel territorio italiano,  e le materie ad essa correlate quali il commercio e i metalli preziosi.

Titolo: "Della moneta, libri cinque"

Autore: Ferdinando Calliani

Editore: Archivi Edizioni Roma

Commento: Si tratta della ristampa anastatica di un manuale della metà del Settecento (1750/1751 per la precisione) che illustra tutte le tecniche adottate per coniare le monete senza però tralasciare gli aspetti collaterali inerenti quali la zecca, i metalli utilizzati e la circolazione (corso) della moneta.

Titolo: "Monete e storia nell'Italia medievale"

Autori: Lucia Travaini

Editore: Libreria dello Stato

Commento: Completo ed esaustivo, in questo volume si possono trovare tutte le notizie riguardanti le monete utilizzate in Italia nel periodo. Ma non solamente le informazioni relative alla produzione ed alla circolazione delle stesse, ma anche come queste potessero essere impiegate anche al di fuori dei consueti canali commerciali.

Corredato da una buona iconografia, un glossario, documenti ed una ricca bibliografia.

Titolo: "Il fiorino e il quattrino. La politica monetaria a Firenze nel 1300"

Autore: Carlo Maria Cipolla

Editore:  Il Mulino

Collana: "Universale Paperbacks"

Commento: Piccolo testo che analizza la crisi finanziaria e monetaria a Firenze nel XIV secolo dalle svalutazioni del 1345 alla rivalutazione del quattrino nel 1381. Molto utile per un raffronto.

..........e da visitare

Nome: Civiche Raccolte Archeologiche e Numismatiche

Tipologia: Museo

Dove: Milano, Castello Sforzesco

Orario: Previa prenotazione

Commento: La più vasta raccolta in Italia (almeno credo) di monete antiche e moderne, milanesi, italiane e straniere. Purtroppo non è prevista un'esposizione permanente e molte sono ancora da catalogare.

Nome: Musée de la Monnaie

Tipologia: Museo

Dove: Parigi (Francia), 11 quai de Conti

Orario: Ma-Ve 11.00-17.30, Sa-Do 12.00-17.30

Commento: Una vasta collezione di monete francesi dai galli ai giorni nostri, ben catalogata ed esposta, mostra l'evoluzione delle monete e del far moneta. Note di rilievo anche per le medaglie e per i gettoni, presenti in quantità con annessa la spiegazione.

 

Pegione (da notare l'aquila imperiale sopra la testa del biscione) di Bernabò e Galeazzo. Consunta o "tosata"?

 

 

 

 

 

 

Testone (Milano, 1474)

alari e
prezzi

Il vino variava di prezzo a seconda della qualità, del grado di invecchiamento e dell'annata, proprio come oggi

Muratori   da  una

vetrata del Duomo

    di  Milano degli

      anni  70  del

        Quattrocento

La crisi di metà secolo, dovuta principalmente alla peste,  ebbe ripercussioni soprattutto sul mondo del lavoro. La scarsità di manodopera dovuta all'alta mortalità portò difatti il livello dei salari ad aumentare più del doppio

L'edilizia era, all'epoca, un settore  privilegiato   rispetto

 alle altre mansioni ed anche i suoi salari erano  migliori

Di altri cereali utilizzati in sostituzione del frumento per fare il pane come l'orzo, il miglio, la segale, la spelta e simili non ci sono molte informazioni ma di solito avevano un prezzo inferiore al grano da 1/2 a 2/3 a seconda  del tipo di granaglie

Il lavoro e la remunerazione seguivano i cicli temporali. A parte i lavori stagionali che veniva svolti solo in un determinato periodo dell'anno) anche le altre mansioni subivano l'influsso della durata della giornata, d'estate si lavorava di più e la retribuzione era maggiore, d'inverno accadeva il contrario

Beni lire soldi denari
Frumento (per staio = 18 kg. circa) - 25 9
Castagne e marroni (per staio) - 18 -
Carne di montone (100 libbre = 76,2 kg.) - 172/173 -
Carne di vitello (100 libbre) - 166/170 -
Carne di maiale (100 libbre) - 152 -
Capretto (al capo) - 21 6
Pollo (al paio) - 10/12 -
Uova (al centinaio) - 20/21 -
Piselli (per staio) - 23 -
Cipolle (per soma = 228,6/381 kg.) - 26 -
Noci (per staio) - 14 7
Meloni (per soma) - 18 -
Anguille salate (alla libbra) - 3,6 -
Tinche (alla libbra) - 2,4/3,4 -
Formaggio parmigiano (alla libbra) - 4 -
Vino (al barile = 40 litri) 3 - -
Olio (1 orcio = 28,86 kg.) - 113 10
Sale (per staio) - 108/120 -
Legna da ardere (a catasta = libbre ?) 8 5 -
Panno di lana (4 braccia = 2,34 metri) - 27/43 5/10
Scarpe basse (al paio) - 13 -
Salari lire soldi denari
Tecnici (es. officiali, ingegneri)              al mese 8/12 - -
Maestro di legname (falegname)         al giorno - 15/18 -
Maestro di cazzuola                           al giorno - 15/18 -
Maestro di scalpello                           al giorno - 15/18 -
Copritore di tetti                                al giorno - 15/18 -
Laboratores (manovali)                      al giorno - 4/6 -
Mugnaio                                            al giorno - 10/14 -
Ortolano                                            al giorno - 6 -
Falciatore                                          al giorno - 7/10 -
Tessitore                                            al giorno - 20 -
Calzolaio                                           al giorno - 6/7 -

Una volta che abbiamo inquadrato il sistema monetario dell'epoca ed abbiamo recepito qualcosa in più riguardo lo scambio, soffermiamoci sui reali costi e guadagni nella Milano della metà del XIV secolo.

In pratica, quanto mi costava acquistare delle verdure o delle stoffe? Potevo permettermelo? Innanzitutto è bene ricordare che la moneta d'argento milanese si era  fortemente svalutata  nel corso della  prima  metà del Trecento. La pressione inflazionistica di conseguenza aumenta, ma nella seconda metà del secolo la situazione si stabilizza e solo nel Quattrocento assisteremo ad una nuova crescita.

Giovanni Visconti non fece coniare monete d'oro (se non, forse, il mezzo am-

brosino) e con molta probabilità le sue emissioni non sono da considerarsi in

sostituzione delle precedenti ma, piuttosto, "ad integrazione" delle stesse

I signori di questo periodo furono Luchino e Giovanni Visconti e le loro monete sostituirono quelle di Azzone.

Tra quelle emesse vi fu, naturalmente, anche una moneta d'oro denominata genericamente fiorino

Monete coniate a Milano tra il 1339 e il 1349 molto probabilmente ancora in uso nel terzo quarto del Trecento

Denaro di mistura

Due sesini (o mezzi soldi) in argento, il primo con la Madonna e bambino e il secondo con il monogramma "M".  Pare che all'epoca questi venissero chiamati comunemente "grosselli"

Rovescio

Dritto

Grosso d'argento del valore di due soldi (24 denari) data la purezza della lega d'argento ivi contenuta che superava i 900/1000

In argento era invece il grosso (soldo). Ve ne era uno molto simile al fiorino e altre due tipologie praticamente identiche (variavano solamente gli angoli della cornice della croce nel dritto con stellette a cinque punte o, in alternativa, un trifoglio).

 

 

 

Coniato  dal  solo  Luchino  vi  era  il

denaro in mistura (rame e  argento)

 

 

   Mezzo ambrosino d'oro collocabile tra il 1339 e il 1354                                             Grosso d'argento (molto simile al fiorino)

Fiorino d'oro: la moneta d'oro aveva assunto un valore pari a 32 soldi d'argento (384 denari) e si calcola che nel periodo il corso dell'oro avesse un rapporto 1 a 10,5 con l'argento

Monete coniate a Milano tra il 1349 e il 1354: governo di Giovanni Visconti

Fiorino

(Firenze, XIII secolo)

e monete dei milanesi
ttenzione alla truffa
'organizzazione monetaria

Il Denaro era l'unità di misura più bassa. Oltre che solo in argento troviamo anche dei denari "di mistura" ovvero composti solitamente per i 2/3 da rame e per il rimanente 1/3 di argento

Il Soldo era l'unità di misura intermedia e valeva 12 denari. Iniziato a coniare solo verso la fine del XII secolo assume l'appellativo di Grosso perché era di dimensioni e peso molto maggiori rispetto al denaro fino ad allora in circolazione

La Lira o Libbra era l'unità di misura più alta e valeva 20 soldi o 240 denari. Non abbiamo esposto nessun pezzo perché, sebbene prevista dalla riforma carolina, questa non fu coniata fino al 1474. Era utilizzata solamente come moneta di conto

Conio superiore (o di martello) Padova, 1355-1388

Piccole curiosità

1) Per primo i nomi stessi attribuiti alle monete: molto spesso il nome non era quello canonico ma quello attribuito dal popolo in conformità alle fattezze della moneta stessa. Il soldo diventò così Grosso perché di dimensioni e peso che superavano di gran lunga il denaro fino ad allora in circolazione. La Pegione perché la gente ci vedeva (ironicamente o ragionatamente) un piccione nell'aquila imperiale ivi raffigurata, il Testone perché su una faccia della moneta era effigiato il signore del momento, lo Scudo per le stesse, ovvie, ragioni;

2) spesso si sente dire "d'oro zecchino". All'epoca significava che quella era una moneta valida ("buona" in gergo) perché appunto zecchina, proveniente dalla zecca e quindi con una provenienza certa;

3) sempre riguardo le monete d'oro occorre sottolineare che la prima tra queste fu il genovino d'oro, coniato appunto a Genova nel 1252. Il fiorino arrivò qualche mese più tardi (novembre 1252)  anche se poi diventò la moneta d'oro per antonomasia;

4) un'altra corrispondenza si ha nel modo di dire "battere moneta". In effetti al tempo, come abbiamo visto, la moneta si ricavava tramite battitura del tondello di metallo perciò per produrla si batteva moneta;

5) fare "bancarotta" oggi  vuol dire fallire. Una volta il mercante che non ottemperava ai propri impegni veniva incarcerato e i soldati che lo arrestavano avevano anche il compito di rovesciare e rompere (simbolicamente o meno) i banchi da cui effettuava il proprio commercio.

hi coniava e in che modo?