Una particolarità quasi tutta italiana era la presenza di una moltitudine di case-torri nelle città. Non che nel resto dell'Europa queste non esistessero, ma in Italia, dove il ceto "ricco" preferiva la città alla campagna, vi era una sensibile concentrazione delle stesse, e gli orizzonti cittadini mostravano un andamento irregolare tra gli edifici comuni e queste costruzioni.

Le torri, a parte la finalità abitativa, svolgevano una duplice funzione: la prima, forse principale,

e abitazioni

 

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     Le strade, anche in città, erano perlopiù in terra battuta e non molto larghe. La loro struttura "a dosso" o “a culla” poteva prevedere un canale di scolo nel mezzo o ai fianchi per far defluire l’acqua piovana o le acque di scarico, non esistevano i marciapiedi come in epoca romana o in epoca più tarda.

In questo caso le aperture che davano sulla via erano composte da infissi in legno, uno alto e uno basso che si aprivano specularmente, di modo che quello superiore fornisse una certa protezione dal sole o dalle intemperie, mentre quello inferiore, si abbassava "a ribalta" fornendo in tal modo anche un piano d'appoggio dove poter esporre la merce o per poter contrattare con la clientela.

Questo espediente permetteva inoltre al proprietario di poter continuare a lavorare e contestualmente mantenere la bottega aperta.

I tre tipi di pavimentazione sopra illustrati si possono ritrovare a Bergamo alta, anche se non tutti del periodo riprendono quelli che si potevano trovare nel Trecento

Come abbiamo visto molto spesso la bottega (o laboratorio) coincideva con il piano terreno di ciascuna residenza.

Ciò può sembrare strano al giorno d'oggi, dato che si permetteva a chiunque di poter entrare nella propria abitazione ma bisogna considerare che il ruolo che una casa ricopriva era differente rispetto alla concezione moderna, se possibile difatti si passava molto meno tempo all'interno rispetto a quello trascorso all'esterno.

Le torri di Pavia mostrano la loro imponenza come si può notare dal raffronto con le dimensioni di una persona indicata dalla freccia

Gli ambienti di una casa potevano differire molto a seconda che fossero di abitazioni benestanti o meno.

             Le case dei ceti meno abbienti, solitamente posizionate fuori  le mura (da cui il termine “sobborgo”)

                          si componevano di un ambiente unico o al  massimo due. La stanza con un fuoco al  centro

 

Questi ultimi avevano un perimetro quadrato o rettangolare e a volte un portico (loggiato) all'interno con il pozzo al centro, alcune parti erano adibite a magazzini, pollai e stalle.

I palazzi più "ricchi" erano a più piani con una stanza adibita a bagno all'interno (come Palazzo Davanzati a Firenze) e stoffe (e/o stoffe foderate di pellicce) ricoprivano le pareti per ridurre gelo, umidità e spifferi; chi non poteva permettersele aveva finte

tappezzerie dipinte (le pareti delle case povere erano invece nude).

Le stanze principali possedevano un camino per essere riscal-

date e perciò erano denominate "caminate".

fungeva da cucina, sala da pranzo e camera da letto (si spostava la tavola, ovvero una tavola di legno posta su dei cavalletti) e si sistemavano i pagliericci per dormire, il locale attiguo (se esisteva) costituiva la stalla o comunque il ricovero per gli animali.

Le case più prospere invece si componevano di più locali e più piani, e differivano a seconda della ricchezza del proprietario.

La sistemazione era al contrario rispetto a quella odierna. Più un ambiente era posizionato in basso (esclusi ovviamente la cantina e il pianterreno) più ostentava agiatezza, ciò è facilmente spiegabile perché non esistendo gli ascensori, c’erano da percorrere meno scale. La cucina abitualmente era posizionata all’ultimo piano, questo perché essendo il locale a maggior rischio incendi (il fuoco era sempre acceso o quasi), in caso di questa malaugurata ipotesi, faceva sì che l’incendio, propagandosi verso l’alto, salvasse gli ambienti sottostanti. Al primo piano vi erano le camere da letto (con camino o senza) mentre il piano terra era adibito al ricevimento degli ospiti, sala da pranzo o locale adibito all’attività svolta dal  proprie-

Le residenze benestanti (come del resto la totalità degli edifici religiosi) potevano essere in mattoni (a

        Milano la pietra scarseggiava) e si potevano distinguere in due specie: le torri e i palazzi.

        Molto spesso il retro delle case (il fronte dava direttamente sulla strada)  includeva un piccolo

   giardino e/o orticello dove si coltivavano piante ed erbe aromatiche o di semplice bellezza, chi poteva permetterselo possedeva anche un pozzo dove attingere l'acqua fresca.

Le case dei milanesi si possono suddividere, come in molte altre realtà cittadine del periodo, in due tipologie ovvero in case in muratura e case con prevalenza o totalità di parti in legno e perciò suscettibili al maggior pericolo di allora: gli incendi. Naturalmente le prime appartenevano ad un ceto benestante mentre le seconde erano di proprietà dei ceti meno abbienti. Già nel periodo vi era un problema di sovraffollamento delle città (Milano in primis) ed era per questo che la quasi totalità delle case erano solariate, ossia a due o più piani.

Ciò che accomuna molte abitazioni è il fatto che le stesse assumano molto spesso una funzione complementare a quella di semplice residenza, possiamo quindi trovare le molto comuni case-bottega o le case-ufficio.

La maggior parte delle costruzioni aveva perciò una struttura composta da travi in legno, quasi sempre visibile dall’esterno ma queste potevano essere anche intonacate, questo per

cercare di evitare il più possibile la diffusione degli incendi. Il muro era composto perlopiù

da un graticcio in legno coperto con un miscuglio di terra e fango che, indurendosi con il

tempo, raggiungeva una certa consistenza. I tetti erano formati dai classici coppi in argil-

la mentre le porte e le finestre erano in legno. Spesse volte al telaio della finestra veniva

inchiodata una tela di lino cerata, in questo modo si cercava di far passare il più pos-

sibile la luce ma non le intemperie. Il vetro era ancora poco diffuso in quanto costoso.

Il profilo di San Gimignano, come plausibilmente le persone del periodo concepivano borghi e città.

Muratori da una formella di Andrea Pisano (1336-1337 ca.)

Qualcosa da leggere...................

Titolo: "Uomini e case nel Medioevo tra Occidente e Oriente"

Autore: Paola Galetti

Editore: Laterza

Commento: Testo che riassume l'evoluzione delle abitazioni dalla tarda antichità al rinascimento, sottolineando i diversi particolari (materiali, arredi, etc.), differenziando tra abitazione "povera" e "ricca"  e, tra le stesse,  tra città e campagna. Interessante lo spunto finale con un veloce confronto tra case europee e quelle in ambito orientale.

Titolo: "Architettura e insediamento nel tardo Medioevo in Piemonte"

Autore: A.A.V.V.

Editore: CELID

Commento: Lavoro di notevole importanza perché elabora il periodo che più ci interessa ed una locazione geografica molto  vicina, se non in parte concomitante (zone del Piemonte attuale facevano parte del dominio visconteo) a Milano.

Titolo: "Storia della città"

Autore: A.A.V.V.

Editore: Electa e Industrie grafiche editoriali

Collana: Rivista trimestrale

Commento: Parecchi articoli di questa rivista edita alla fine degli anni settanta trattano dell'evoluzione urbanistica delle città in ambito italiano, europeo ed extra-europeo nel corso dei secoli (di interesse, per analogia, anche gli altri periodi).

Titolo: "Archeologia dell'Architettura"

Autore: A.A.V.V.

Editore: All'insegna del Giglio

Commento: E' una rivista nata nella seconda metà degli anni '90 sulle orme della famosa Archeologia Medioevale (di cui è una costola) e tratta specificatamente di argomenti inerenti l'architettura e la costruzione di edifici con parecchi articoli interessanti. Unico neo sono le illustrazioni tutte in b/n.

 

trade e vie

ffitti

Bagno esterno da una miniatura dell'inizio del XV secolo

La pavimentazione poteva essere in blocchi di granito (generalmente in sarizzo) ma ciò avveniva solamente in casi di  grande importanza (ad esempio la  pavimentazione del  Broletto). Nelle altre

tario o dall'affittuario.

Il bagno (luogo dove venivano effettuate solo le evacuazioni) poteva trovarsi come locale attiguo alla camera da letto e facente parte della stessa costruzione come essere un'appendice esterna (ipotesi illustrata dal Boccaccio in una novella del Decameron) o più facilmente in un locale esterno, tale da evitare fastidiosi odori e sporcizie dovute alla mancanza di fognature. Ovviamente non tutti potevano permettersi questo lusso, nelle case più povere non vi era altro che un contenitore che veniva svuotato nell'apposito "chiassetto", ovvero un vicolo chiuso dove si scaricavano, direttamente o indirettamente, i propri bisogni.

circostanze (e come abbiamo visto non erano molte) la selciatura era in mattoni, sistemati a spina di pesce (pare fosse la prediletta da Matteo Visconti) o in modo regolare.

I tracciati prevedevano strade a linea curva e tortuosa, solamente le strade di accesso dalle porte principali erano abbastanza dritte e larghe (circa 7 metri).

A differenza di quanto accade oggi la maggior parte delle abitazioni era in affitto, pochi erano i proprietari perché solo le famiglie più abbienti potevano permettersi di acquistare l'edificio in cui dimoravano (costruirselo direttamente).

Al momento non si conoscono i prezzi degli affitti a Milano alla metà del XIV secolo in quanto non vi sono documenti che testimoniano tale consuetudine. Sì può facilmente ipotizzare che, al pari della tendenza odierna, le case verso il centro città o comunque all'interno delle mura fossero più costose rispetto alle altre.

era quella difensiva. Le torri difatti si diffondono dal XII secolo quando le faide (politiche o religiose, ma quasi sempre con un risvolto economico) tra famiglie si moltiplicano soprattutto per acquisire il predominio sulla città e quindi necessitano una residenza fortificata. La seconda invece era per ostentare la propria ricchezza e potenza, ma molto spesso questi edifici, slanciati troppo in alto, crollavano o il terreno sottostante cedeva data la smania, eccessiva, di costruire torri troppo prominenti.

Non a caso i predecessori dei Visconti a Milano avevano come nome Torriani (o "della Torre") e come simbolo avevano, per l'appunto, una torre.

Interno di Palazzo Davanzati

e botteghe
mbienti
attoni e pietre

Palazzo Davanzati a Firenze (seconda metà del XIV secolo poi rimaneggiato). Ad esempio la merlatura superiore è stata sostituita dal loggiato)

Nelle case che avevano più piani la cucina era sistemata sotto il tetto, questo perché in caso di incendio (la cucina era naturalmente il locale più suscettibile a questo tipo

di inconvenienti) il fuoco non si propagasse per l'intera abitazione.

Case del XIV secolo ancora esistenti a Parigi

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