'abbigliamento

Gli accessori

Di accessori ne esistevano una moltitudine ma ci limiteremo a descrivere solo quelli principali e comuni.

I copricapi e le acconciature

I copricapi erano omnipresenti, soprattutto in campo maschile dove si può notare una varietà infinita, mentre in quello femminile questi erano spesso            sostituiti dalle differenti acconciature e pettinature.

L'accessorio principale,     sia in campo maschile che in quello femminile, era la cintura. Questa veniva portata sopra la gonnella e poteva            essere in cuoio o in stoffa (lana o lino intrecciato). Più o meno decorata con placche di bronzo (più

                             spesso) o di ottone (meno utilizzate), d'argento o d'oro, a motivi floreali, zoomorfi, antropomorfi o di fan-

                       tasia, la cintura era ciò che riassumeva maggiormente il dualismo utilità/ostentazione avendo al contempo entrambe     le funzioni. Appesa alla cintura vi era la scarsella, ossia un contenitore di stoffa o cuoio dove vi erano      i propri averi necessari mentre si era fuori casa (allora non esistevano le tasche). Ovviamente anche la     scarsella, univa oltre alla funzionalità pratica un'analoga esibizione, sia come foggia sia come materiali     impiegati nella confezione della stessa. Accanto alle numerose e quasi sempre presenti scarselle spesso       troviamo delle sacchette portadenari, più minute, sempre in pelle o in stoffa.

 

 

 

 

 

 

Ulteriore accessorio, specialmente delle classi medio-basse, erano le pianelle ovvero degli zoccoli in legno a due o tre denti che si portavano sotto le scarpe, precipuamente per evitare i terreni fangosi e limacciosi. La parte in cuoio poteva essere unica, in due pezzi uniti da un chiodo o persino andare a fermare il tallone.

Mantello imperiale del XII secolo

La guarnacca la possiamo intendere come il nostro cappotto ma con le maniche che potevano essere più o meno lunghe, solitamente arrivavano all'altezza del gomito o poco più sopra. Quando la manica era realmente larga veniva denominata guarnazzone. Era di forma abbondante in quanto doveva coprire tutto il corpo di chi la indossava. L'apertura del collo era normalmente tonda, ma non mancavano i modelli a collo alto con bottoni mentre in basso arrivava all'altezza delle caviglie e presentava uno spacco centrale sul davanti o due spacchi  laterali. Spesso aveva due tagli obliqui sulla parte davanti dove poter infilare le mani. Quasi sempre la troviamo in lana foderata in lino o, per i più abbienti, in pelliccia.

La forma del mantello è quella di un cerchio di stoffa a cui manca una parte; in alcuni casi si presenta come un cerchio intero, altre volte come un mezzo cerchio. Arriva in lunghezza fino ai piedi e il collo è tondo. Per gli uomini viene chiuso sul lato destro con una serie di bottoni (solitamente tre o cinque), per le donne o in casi particolari (dotti, personaggi religiosi di alto livello e nobili) l'apertura è frontale (con un bottone, un fermaglio, due semplici laccetti in stoffa o altri sistemi di ritenuta). In questo caso presenta spesso il cappuccio attaccato, negli altri casi invece è molto raro. 

Impiegato principalmente dai giovani che seguono la moda, è un particolare mantello più corto che arriva all'altezza dei gomiti.

Le sopravvesti

Le soppravvesti erano sempre foderate ed erano comunemente uguali sia negli uomini che nelle donne.

Le vesti e le calzature

Le vesti venivano portate sopra gli indumenti intimi ed erano la parte minima essenziale per poter andare in giro, specialmente d'estate quando non vi erano altre soppravvesti a coprire il tutto.

Indumenti intimi

L'abbigliamento intimo più ricco era confezionato in lino bianco ma la maggior parte di questo era semplicemente di colorazione naturale o, nella maggior parte dei casi (per i ceti meno abbienti), in canapa. Solo in casi particolari potevano essere in seta o in cotone (per i più ricchi), sempre rigorosamente bianco.

   Reperti di scarpe trecentesche  di Londra decorate a fuoco e traforate

Affresco della prima metà del Trecento raffigurante abiti maschili e femminili

Affresco di Giovanni da Milano del 1365 con due gonnelle femminili di rango elevato

Attillato lungo le maniche grazie ad

 una  serie  di  bottoni,  disposti  sul

  lato esterno, che giungevano fino

   al  gomito o poco  sopra,  andava

    via  via  allargandosi  da  sotto il

     seno o  dalla vita in giù. Al  pari

      di quella maschile era colorata

      vivacemente e  arricchita (per

      chi  poteva permetterselo) con

        bordure, perle o altre decora-

        zioni. La gonnella, a  seconda

        del proprio rango e della tem-

        peratura poteva essere in la-

        na, in lino, cotone e/o seta.

Anche le donne indossavano le calze anche se solamente quando faceva più freddo, non avendone effettivamente bisogno dato che la gonnella arrivava fino ai piedi. Le calze erano lunghe all'incirca mezza gamba ed erano fissate tramite dei laccetti (normalmente dello stesso tessuto della calza o in lino) stretti sotto il ginocchio. Come quelle maschili erano confezionate principalmente in lana o fustagno.

Le scarpe venivano assunte come elemento distintivo della persona. Solitamente quelle femminili, oltre ad essere sempre basse, erano decorate a fuoco, traforate o ricoperte in stoffa. Non mancavano cer- to quelle più semplici alle quali si cercava di dare maggior rilevanza allungando la punta;

La gonnella femminile era un vestito completo e nella maggior parte dei ca-     si lasciava scoperte le spalle.

Affresco di Ambrogio Lorenzetti del 1339

L'indumento intimo femminile consisteva nella sola camicia, a manica lunga, arrivava circa alle caviglie e dall'alto si allargava per permettere movimenti agevoli.

         L'apertura  del  collo  era  circolare  e

             abbastanza ampia in funzione  della

                 gonnella sopra indossata.

Nei documenti del periodo si trovano spesso riferimenti ai "calcetti", ovvero delle piccole scarpe (generalmente in pelle leggera) indossate sia da uomini che da donne (ma prevalentemente da queste ultime). Non ci è dato sapere se queste siano delle vere e proprie "ciabatte" ma tutti gli elementi indicherebbero di muoversi in tal senso.

                              

Per il tronco avevamo:

il farsetto era un indumento composto da due strati di lino imbottiti con bambaxa ovvero cotone a fiocchi. Questo normalmente era confezionato in lino bianco ed era indossato come "veste da fuori" da chi svolgeva lavori pesanti (in questo caso era in fustagno principalmente) o anche come abito elegante per le persone alla moda. Il grande numero di bottoni sul fronte e sulle maniche permetteva di mantenere il farsetto attillato;

la gonnella, nell'immaginario

comune, è identificato come

l'indumento del periodo.

Colorata in differenti modi

(dimidiata, ovvero divisa

verticalmente in due, a quadri

a righe, etc.) veniva portata

sopra il farsetto o, per i più

poveri, direttamente sopra la

camicia. Anche la gonnella era

zeppa di bottoni, era corta e attillata (per i più giovani e modaioli) o abbondante e lunga (per gli anziani e i saggi). Solitamente in lana, più raramente la troviamo in lino, in cotone o in seta (solo i più ricchi potevano permetterselo). A volte la gonnella era foderata (soprattutto quando era utilizzata come indumento esterno), solitamente in lino;

La copertura delle gambe era relegata alle sole calze, separate tra loro e con il piede incorporato, erano confezionate in lana e, per i ceti meno abbienti, in fustagno. Quasi sempre erano attillate ma, come risulta dalla molteplice iconografia, quelle delle persone indigenti erano meno aderenti e, a volte, rotte alle caviglie e sulle ginocchia. Peculiari del periodo (nascono proprio in questo frangente) sono le calze solate, ovvero provviste di una suola in cuoio ed in questo modo venivano utilizzate anche in sostituzione delle scarpe. Le calze si allacciavano direttamente alle brache sulla parte frontale oppure al farsetto in più punti;

Le calzature maschili (prevalentemente in pelle, più raramente in stoffa) assumono differenti fogge e forme. La chiusura può essere con i lacci, con la fibbia o tipo mocassino. Sono perlopiù basse (quando non sostituite dalle calze solate), quelle più alte sono utilizzate maggiormente da chi viaggiava (pellegrini, etc.). La sommità poteva essere tonda o con la punta più o meno pronunciata a seconda del rango sociale e della propria propensione all'essere alla moda ma non si raggiunsero mai gli eccessi che occorsero in Francia nello stesso periodo.

Si discute molto sul fatto che le suole della scarpe avessero delle chiodature per renderle meno scivolose. In effetti sia per i romani, sia posteriormente nel Cinquecento vi sono evidenze sul loro utilizzo. I reperti del periodo, invece, non presentano in alcun modo testimonianze del loro impiego. Anche l'iconografia, nonché le attestazioni scritte, non fanno trapelare alcunché. Se ne deduce che, molto probabilmente, queste non fossero adottate.

Non di rado, soprattutto per i ceti meno

facoltosi, era utilizzato un semplice cap-

pello di paglia per proteggersi dal sole durante la permanenza all'esterno.

Anche se  pare adoperato in  maggior

misura dalle donne, anche gli uomini

lo indossavano con piacere.

I copricapi femminili erano più rari di

quelli maschili anche se alcune vol-

te ci risulta essere utilizzati. Le

donne facevano ampio uso di

veli (façoli), in genere in lino

bianco (ma non mancava di

certo la seta per le più agia-

te), a coprire la sommità del-

la testa, le donne più anziane

impiegavano anche una cortina

inferiore, un velo fissato alla parte

sovrastante e appoggiato al mento, copriva la gola e parte delle guance.

Molto più frequentemente veniva adoperato un cercine in stoffa (per la maggior parte delle volte la stessa della gonnella) Questo consisteva in un cerchio che circondava il capo e legava i capelli. Per le più benestanti il cercine  era imbottito in cotone (solo leggermente, i "salsicciotti" spes-

  si sono più tardi) e adornato, solitamente con perle; quando

  non portavano alcun copricapo o

  accessorio, utilizzavano acconcia-

  ture particolari con le trecce.

 

 

Dei copricapi maschili è difficile fare un compendio dato il notevole assortimento riscontrabile nell'iconografia coeva. Come la gonnella anche i cappelli erano multicolori (anzi spesso assumevano le stesse tinte delle vesti) e quasi sempre foderati in stoffa o anche in pelliccia (come l'esempio qui a fianco). Per semplicità li divideremo in due tipologie: quelli in tessuto morbido e quelli a forma rigida. I primi, abitualmente in lana (ma anche in lino o seta quando la temperatura era più

alta), erano per la maggior parte a punta

con il becchetto che ricadeva su un lato e

un breve risvolto in basso (ma vi erano an-

che altri modelli). I cappelli a figura rigida

erano in feltro (che naturalmente riu-

sciva a mantenere la forma) ed era-

no solitamente a tronco di cono o a punta (come il cappello goliardico attualmente in uso);

                un altro copricapo tipico del periodo è il cappuc-

                    cio, anche questo in lana foderato in  lino. La

                       sua forma permette di coprire, oltre al capo

                             anche le spalle. La lunghezza del becco

                              posteriore era pari al proprio rango so-

                               ciale, più ricchi si era, più lungo era (si arrivava al punto che si era costretti a rimboccarlo alla

la cintura perché non intralciasse. Per

questioni di comodità e per moda si

faceva un risvolto nell'apertura

frontale.

Alcune volte, soprattutto i più

giovani, non indossavano

nessun tipo di copricapo ma si

acconciavano a modo la capigliatura

 

In questo affresco di Simone Martini dei primi decenni del Trecento vi è un chiaro esempio di come la  cuffia  fosse aderente e, di conseguen-za, seguisse le forme del capo

Consisteva principalmente in tre capi: la camicia, sempre a manica lunga, era di lunghezza variabile, poteva arrivare poco sotto l'inguine o essere lunga fino al ginocchio per quelle di  più antica confezione. L'apertura del collo era circolare, se stretta, prevedeva un taglio verticale sul fronte; le brache, paragonabili ai boxer moderni, potevano essere più o meno lunghe o larghe, quelle più alla moda arrivavano a metà coscia ed erano attillate, quelle dei ceti meno abbienti e perciò più vec- chie, erano più abbondanti e arri- vavano anche al ginocchio;

la cuffia, attillata e corta, era quasi omnipresente. Posta a protezione del capo veniva indossata anche sotto al cappello e sotto al cappuccio.

Alle volte, come risulta da rare iconografie, la camicia femminile risulta senza maniche, quasi come una camicia da notte moderna. Si intravedono solamente le spalline. Altre volte addirittura non vi sono spalline, tipo vestito da sera moderno.

Molto spesso si è discusso e si discute ancora se venissero portati dalle donne altri indumenti intimi. Parrebbe di no ma le testimonianze in merito sono praticamente nulle (o noi non ne siamo a conoscenza) anche se è lecito pensare che nei periodi meno adatti fossero supportate da dei panni lini (l'etimologia moderna della parola fa riferimento esattamente a quello scopo) nella zona genitale per contenere le perdite come quelli portati un secolo fa o più. 

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Qualcosa da leggere....................

Titolo: "Storia del costume in Italia"

Autore: Rosita Levi Pisetzky

Editore: Treccani

Commento: Si tratta di uno studio accurato, anche se datato, sulla moda e il costume in Italia dalle origini ai giorni nostri. Analizzando i testi dell'epoca e l'iconografia l'autrice riesce a districarsi nel complicato compito di interpretazione.

Titolo: "Dress in the middle ages"

Autore: Françoise Piponnier

Editore: Yale University Press

Commento: Espone abbastanza succintamente ma esaurientemente come ci si vestiva durante il XIV e il XV secolo. Aiuta a capire come il vestiario fosse anche un elemento sociale e culturale rivelando  anche com'era la società allora.  In inglese.

Titolo: "Guardaroba medievale"

Autore: Maria Giuseppina Muzzarelli

Editore: Il Mulino

Commento: L'autrice, prendendo come riferimento alcuni testamenti e/o inventari, prevalentemente del XIV secolo, ripropone al lettore quelle che potevano essere le vesti dei più facoltosi e fa un piccolo sunto sull'abbigliamento in generale.

Titolo: "Fashion in the age of the Black Prince"

Autore: Mary Stella Newton

Editore: Boydell and Brewer

Commento: Questo scritto contiene alcuni luoghi comuni (d'altronde è stato redatto all'inizio degli anni '80) ma tutto sommato è forse l'unico testo che si focalizza su un periodo ristretto, ovvero i due decenni intorno alla metà del XIV secolo. In inglese.

Titolo: "Come vestivano gli uomini del Decamerone"

Autore: Carlo Merkel

Editore: Editoriale Insubria.

Commento: Si tratta di uno dei primi lavori compiuti inerenti l'argomento (si parla di fine '800) e quindi pieno di lacune dovute a conoscenze limitate ma, nonostante ciò, è un saggio ben costruito anche se analizza solamente l'abbigliamento maschile e forse troppo snobbato dagli autori posteriori. Per questo merita  sicuramente una lettura.

Titolo: "The medieval tailor's assistant"

Autore: Sarah Thursfield

Editore:  Costume & Fashion Press

Commento: L'autrice merita questa menzione perché trae le notizie e le informazioni necessarie, oltre che da autentici reperti, direttamente dalla propria esperienza personale. In questo libro fa di tutta l'erba un fascio ma potrebbe anche avere ragione. In inglese.

..........e da visitare

Nome: Museo del Tessuto

Tipologia: Museo

Dove: Prato, via Santa Chiara 24

Orario: Lu-Ve 10.00-18.00, Sa 10.00-14.00 Do 16.00-19.00 (ingresso gratuito), Martedì chiuso

Commento: Il museo raccoglie diversi reperti di tessuto dai primi secoli avanti Cristo fino ai giorni nostri. Ovviamente i reperti antichi sono molto pochi.

Nome: Museu Textil i d'Indumentaria

Tipologia: Museo

Dove: Barcellona (Spagna), Montcada 12-14

Orario: Ma-Sa 10.00-18.00, Do 10.00-15.00

Commento: Raccoglie tessuti di diversi periodi, al "medioevo" è dedicata una stanza. Tra gli indumenti da segnalare la presenza di un guanto "papale". Ma la bellezza di questo museo sono le attività collaterali che lo stesso organizza: convegni e incontri con gli studiosi del settore.

 

L'abbigliamento, ieri come oggi, è molto vario a  seconda del  proprio  ceto  sociale, dell'attività svolta, dell'età anagrafica  e della  regione geografica  in cui ci si trova. Ma tutto questo non basta!  Due elementi  fondamentali caratterizzavano il  modo di  vestire dell'epoca come  il  nostro: la moda e le inclinazioni  personali. Da tener presente è  il  fatto che  l'abbigliamento

all'epoca era, molto più di oggi, identificativo del proprio rango e condizione sociale. Ma ciò

non era relegato ai soli capi di vestiario! Anche le stoffe e i colori simboleggiavano

di per sé un'appartenenza e lo stesso dicasi per i vari accessori o le decora-

zioni aggiuntive come, ad esempio, le perle o le bordure di metalli nobili.

Tant'e che fioccano, nel periodo, le leggi suntuarie, ovvero delle normative

atte a limitare una simile ostentazione e tale sfarzo.

bbigliamento femminile
bbigliamento maschile